Perché “scusami” è la parola magica che vorremo sentire, ma non pronunciare?

Immaginate noi gloriosi umani vivere come se fossimo all’interno di un set cinematografico separato da un enorme ciak si gira che ci fa ripetere da secoli lo stesso copione, protagonisti due fazioni che si scontrano dall’alba dei tempi: chi ha subito un torto e chi lo ha arrecato.

E voi che siete gente scaltra penserete che la cosa si possa sistemare con delle semplici scuse, così finalmente Montecchi e Capuleti, lupi mannari e vampiri, io e la mia vicina, basta più. Ma come tutte le cose, compresa scusarsi, per farle come si deve ‘devi farti il culo’.

Dunque la prima cosa da imparare oggi è che: non basta solo chiedere scusa. Capisco che solo a pensarci in molti sentite lo scricchiolio delle vostre budella (come quando siete in dieta chetogenica da sempre) e preferireste, piuttosto che farlo, impugnare una banana vagando per le strade di Caracas.

Arrendetevi adesso (anche con la dieta), chiedere scusa è un rito è come tale deve essere eseguito bene, deve contenere in sé gli elementi che possano far avverare la magia: far sentire meglio la persona offesa.

Se questa metafora di una parete divisoria tra i due protagonisti (lo stronzo e la vittima) vi sembra familiare è perché, non provate a negarlo, anche voi il sabato sera siete stati rapiti dalla voce mascolina, rassicurante e robotica della Maria nazionale.

Quante volte avete parlato dal vostro divano all’ostinato che non vuol aprir la busta:”dai aprila, perdonal*!” o se invece siete dei veri duri avete appoggiato e applaudito la chiusura della busta con la foga da stadio e il petto gonfio di ragione per tutte le volte che non avete accettato le scuse di qualcuno.

State tranquilli di voi piagnucoloni non dirò nulla, solo che siete gli unicorni del lieto fine, la nutella sul pane caldo, il tonno che si spezza con un grissino, la ragione per cui programmi come C’è posta per te esistono. E prego.

Ma non basta guardare Maria per imparare a chiedere perdono, bisogna che vi sforziate leggendo ancora un po’.

Ma quindi, come si chiede scusa nel modo giusto?

State boni direbbe suo marito, baffetto di Costanzo Show, e provate a cancellare dalla mente tutte le cose che credete di sapere sull’argomento “scuse/perdono”, perché state per scoprire che a chiedere scusa siete delle pippe.

Vi sfido con questo elenco, che ovviamente non è cosa mia, ma di certi studiosi.

Si deve:

  1. avere un’espressione di rimorso, non finta come quelle dei VIPS/influencer che non ti crede nessuno poi (no alle/ai Brooke Logan o Barbarelle D’urso);
  2. riconoscere il danno, senza girarci intorno, senza inventare palle e senza alzare gli occhi mentre lo fate (in caso ripartire dal punto 1);
  3. assumersi la propria responsabilità, senza spostare l’attenzione su altri fatti del passato;
  4. dare delle spiegazioni del nostro comportamento, perché spesso ciò che ci fa impazzire è che non capiamo perché qualcuno ad esempio ci ha traditi (se riuscite a dire la verità, ditela, fifoni);
  5. offrirsi di rimediare al danno che abbiamo causato;
  6. e qui viene il bello… promettere di cambiare. Questa cosa fatela solo se siete certi di non essere dei “sbagliatori” seriali;
  7. chiedere perdono dal profondo del cuore, se no invalidate tutto.

NB: se nessuno di questi punti vi è familiare, provate a vedere sotto la definizione di narcisista patologico.

Come preannunciato molti studi al riguardo ci dicono che non siamo capaci di fare tutto insieme (dal punto 1 fino al 7), se siamo sulla via della fede ne facciamo al massimo tre. In parte sentiamo il bisogno di far star bene l’altra persona chiedendo il suo perdono, qualche volta solo noi stessi, ma nello stesso tempo non vogliamo minare la nostra identità, la nostra idea (solo nostra) di essere delle brave persone. Ed è per questo che non applichiamo tutto il protocollo “scuse fatte bene”.

Ricordate che chiedere scusa non è una performance (non siete Marina Abramovic), è più uno scambio, una conversazione tra voi e l’altra persona. Inoltre state attenti a non atteggiarvi a vittime, non siete voi quelli che soffrono, non dite piagnucolando fintamente:”non sai quanto ci sto male” o “io sono fatto così, sono sbagliato”.

Su quest’ultima affermazione vorrei puntualizzare che se lo dite a me non me ne fate pena a la busta la serro e soprattutto vorrei rendervi edotti sul fatto che nessun individuo è fatto in nessun modo (non ci cascate):

“Di volta in volta possiamo scegliere che tipo di comportamento/reazione avere (non so se qualcuno vi aveva avvisati), siamo fatti di scelte che crescendo ed evolvendoci come persone dovrebbero con il tempo diventare più consapevoli.”

Dico dovrebbero poiché se riuscissimo ad essere consapevoli, ad esempio, della nostra colpa verso un altro individuo le nostre scuse brillerebbero nel firmamento invece di fare “pena”.

Il lato positivo di scusarsi

Erroneamente si pensa e si tramanda come verità assoluta che sia l’orgoglio ad impedirci di “calare le corna” e chieder perdono, ma in realtà non è così.

Se anche solo una volta hai chiesto scusa senza pensare a te ma concentrandoti sull’altra persona e su come l’hai fatta sentire sbagliando, conoscerai la sensazione: ti sentirai orgoglioso, ti sentirai coraggioso e una persona migliore rispetto a quella che ha commesso il torto (non ti confondere sei sempre tu).

Ammettere la verità sul fatto incriminante, così come decidere di non scusarsi perché siamo certi di non averne motivo , producono su di noi lo stesso effetto, ossia quello di avere il controllo della nostra vita che in ultima analisi è l’unica cosa a cui aspiriamo.

Vi do un’altra buona notizia: la capacità di riconoscere i vostri sbagli (a me non succede mai di sbagliare) aumenterà la vostra autostima, la quale rimbalzerà negli occhi di chi vi circonda, apprezzandovi di più.

Dunque una botta di coraggio per tutti, mettetevi di impegno e dimenticatevi del vostro ingombrante ego, qualcuno aspetta ancora le vostre scuse (vi consiglio un bel foglio excel).

Vi esorto a farlo perché una certa psicologa sostiene che quando qualcuno ci ferisce subiamo un trauma e su diversi aspetti esso si riduce all’impotenza, quindi “l’opposto del trauma non è l’aiuto ma il potere”.

“Parte di ciò che ci aiuta a superare il trauma è una narrazione coerente, una storia su ciò che è accaduto che descriva un mondo in cui possiamo vivere.”

Questo significa che la narrazione, le storie che ci raccontano e che ci raccontiamo possono essere un balsamo o una condanna (di questo ne parlerò in un altro sproloquio). Tutta la nostra vita si riduce alla narrazione di essa, lì il suo potere.

Adesso amici miei ho una domanda per voi: “pensate di saper perdonare?” Di essere individui superiori che move on, che non guardano al passato? E quanti di voi sono disposti a farlo in purezza, senza sfruttare la posizione di forza che la situazione vi offre? O senza ogni due per tre rompere le balle a caio perché tu sei tizio, e voi due avete da sempre uno strano rapporto?

Per ulteriori info sull’atto di perdonare, anche questo dicono sia liberatorio, vi invito ad approfondire il perdono cristiano. Dite che anche i cristiani hanno molto da farsi perdonare? Dite bene.

Le “scuse sociali”

Come società le storie che ci raccontiamo su chi ha subito un’ingiustizia e su cosa debba essere messo a posto cambiano di continuo, pensate alle molestie sulle donne. Rido amaramente se penso che fino a poco tempo fa erano solo “qualcosa”, solo oggi invece (che li mortacci) sono considerate un grave problema.

in sostanza nel tempo il numero di scuse pubbliche per certi fatti sociali non sono aumentate, ma sono aumentati i motivi per cui scusarsi. Oggi ad esempio ho visto un video di una tiktoker che per rispondere ad un commento, oltretutto lecito, replica al commento dando del menomato al suo autore consigliandogli di richiedere la 104. La signora è giovane ed ha un bambino che sta crescendo senza che qualcuno le abbia fatto un test di idoneità, ma due gay genitori i’nsiaMai (non sia mai).

In conclusione non credo che abbia consapevolezza né di sé stessa né di questo mondo che a fatica cerca di cambiare, né di chi per provarci ci ha rimesso la vita.

Se volete bloccarle il profilo vi do il suo contatto, io ho già segnalato (tiè) e che l’algoritmo di tiktok ce la mandi buona.

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