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Marcello Malaman Chef

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Cucinare per me è sentire il mio zaino in spalla, i
miei piedi in cammino, la mia curiosità che apre
nuove strade.
È sentire il ricordo che si fa presenza di luoghi
lontani dalla mia terra, in ogni mio piatto.
Il mio primo viaggio solitario, iniziato nel 2000 mi ha
condotto in quel posto che molti chiamano casa: il
mare.
Negli anni seguenti i miei pluri brevetti di istruttore
subacqueo mi hanno dato l’accesso al mondo,
spostandomi in posti meravigliosi, ogni volta una
scoperta a 360 gradi: ingredienti, mani che
preparano, lingue sconosciute, il modo in cui ogni
cultura, come in un rito, prepara il cibo, mi spinse,
con scrupolosa curiosità verso la cucina.
Se dovessi usare una sola parola per definire la mia
esperienza sarebbe: “esplorazione”, grazie a miei
viaggi ho lavorato con professionisti del settore e
imparato ad apprezzare la cucina mondiale.
Dall’uso delle spezie orientali in mar rosso, al pesce
oceanico della Florida di cui anche Hemingway
racconta, ai profumi della Patagonia ai colori delle
colline scozzesi, passando dalla managerialità
americana, alla che preparava del pane in una casa
scavata tra le dune del deserto tunisino, bussando
alla porta della cuoca creola in Lousiana fino a
condividere l’esperienza del ceviche sulle spiagge
delle Cayman.
Un percorso di crescita e di vita che, acquisito anche
lavorando in noti e diversi locali del catanese, mi ha
condotto alla creazione di una cucina priva di
strutture e sovrastrutture che la tradizione spesso
porta con sé, definita da un mio caro amico chef per
questa ragione “easy”, allegra, colorata, speziata e
odorosa del mondo.
“L’amore non è tutto, ma ha qualcosa in più di
tutto”
Vanuccio Barbaro poeta.

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