La biologia del potere e la sindrome del pollo

Per il ciclo domande che non ti fanno dormire la notte, eccone alcune che in questi giorni si fanno strada tra la mia corteccia temporale superiore del mio emisfero sinistro (lì dove nascono idee complesse da concetti semplici). Sì anche tu ne possiedi una, difatti se c’è una cosa che accumuna tutti gli essere umani che non sono mai d’accordo su nulla, neanche su Rasputin, c’è che abbiamo tutti lo stesso cervello. Incredibile, no?!

Dopo questa rivelazione alcuni si sentiranno lusingati, altri insultati, ma se non credete a me, e fareste bene, dovrete però credere a lei, Tali Sharot, la mia (e ora anche la vostra) neuroscienziata preferita:

“I nostri cervelli sono organizzati in modo molto simile e reagiscono in modo simile, a parità di stimolo. (…) È difficile immaginare che altri intorno a noi abbiano schemi di attività neuronale molto simili (…) eppure l’architettura fondamentale del nostro cervello è notevolmente simile.”

(Perdonate chi ha tradotto, pensando che “simile” non avesse sinonimi. Ma move on.)

Dunque spero che riusciate (e confido nel fatto che siete ‘tipi che ce la fanno’) a metabolizzare la cosa in pochi secondi, perché adesso è il momento delle domande, che grazie a vostri stati, commenti e like sui social non mi fanno dormire, ma purtroppo solo mangiare e pensare. Quindi risolviamo la questione adesso e poi tutti a nanna.

Credete veramente che sia mai esistita la pace?

Se la vostra risposta è sì, vi adoro con i tutti le emoticon a forma di cuore, alla quale obviously aggiungo anche l’unicorno.

Ma se l’avete data d’istinto vi chiedo invece di pensarci meglio (quei famosissimi 8 secondi, il nostro traguardo d’attenzione)… perché la risposta è: assolutamente no. Ed è no perché semplicemente non può esistere un fatto sociale se non è presente nella biologia umana.

Mi piacerebbe, ma non ho la competenza, ripercorrere insieme a voi l’evoluzione dell’uomo, di come abbiamo stampato da circa 55 milioni di anni (dalla comparsa dei primati) ,come un marchio, che non è la versione preistorica del G5, che “non c’è vita dove non c’è lotta”.

In questa selva oscura in cui, senza l’amico Dante, io da sola mi sono cacciata voglio dirvi che “è il potere che permea tutte le interazioni sociali” e che la sua sola esistenza determina ad oggi, l’assenza di pace. Ho scritto “ad oggi” perché sperare in un uso del potere consapevole è l’unico modo per non desiderare ardentemente che Dart Fener venga a distruggere la terra grazie all’incantevole morte nera. (se non sai di cosa parlo, ti prego scappa via, ora).

Cosa succede nel cervello delle persone di potere?

É ormai da qualche giorno che nelle file per le efficientissime poste italiane o ovunque ne abbiamo occasione, ci interroghiamo su una questione morale:“come si fa ancora nel 2022 a parlare di guerra e a farla, soprattutto dopo una pandemia in corso?”

*Nota per il saccente: lo sappiamo tutti che i conflitti nel mondo sono in corso e non dall’altro giorno.

Molti sostengono che chi governa non riesca a mettersi nei panni di un normale cittadino, eppure potrebbe sembrare che la risposta sia troppo banale, scontata, qualunquista.

Quindi noi che facciamo? Mettiamo in scena programmi televisivi, approfondimenti, perché a tutti i costi cerchiamo e vogliamo nell’uomo di potere trovare qualcosa di più. Vogliamo l’intrigo, vogliamo il mistero, il dramma e l’illusione di ipotizzare addirittura su ciò che saranno le sue future mosse e quali i suoi reali obiettivi (sì, sto parlando di Grande Puffo di Russia).

Che poveretti che siamo e “come misera la vita negli abusi di potere” , vi concedo una pausa per cliccare e ascoltare Bandiera Bianca di Franco e poi finire l’articolo.

Andando a leggere un intervista a Sukhvinder Obhi (un altro amico neuroscienziato, adoro i nerd) e altri testi di psicologia è venuto fuori che “i soggetti in posizione di potere agiscono come se avessero subito un trauma cerebrale.”

Avete letto bene, quando siamo in una posizione di potere il rispecchiamento (un processo neuronale) che ci consente di provare empatia viene influenzato in modo negativo. E questo risponde alla credenza diffusa che le persone di potere non riescano a “vedere” l’altro.

Inoltre sono istintive, non calcolano bene i rischi e, come già detto, non riescono ad osservare qualcosa (lo dico sottovoce… la situazione ucraina ) dal punto di vista del popolo ucraino.

Il paradosso del potere e il suo pollo

C’è questo signore, docente di psicologia da qualche parte, di nome Dacher Keltner che però ci tira subito su il morale, a noi che di potere non ne abbiamo.

Se siete super top manager, imprenditori, capi di qualcuno, governatori, Keltner ha brutte notizie, perché mentre acquisite potere il vostro cervello perde della capacità importantissime.

Non riuscite a capire gli altri, la percezione di ciò che accade è offuscata, siete guidati dall’ansia e dallo stress, non chiedete il parere di chi lavora con voi, siete ciò che Mary Poppins con il suo metro definirebbe ‘ostinati e inclini alla supponenza’.

Inoltre credete che questo ultimo punto sia inconfutabile, questo perché quando entrate in una stanza i vostri subordinati vi sollazzano con affettuose attenzioni le cellule epiteliali di quella precisa parte del corpo.

“Il potere è l’afrodisiaco supremo”

Henry Kissinger.

E adesso vi starete chiedendo com’è finita con il pollo, Annamaria Testa scrive nel suo libro “Il coltellino svizzero” (leggetelo) che ad una riunione ha sentito uomini autorevoli parlare così: “i top manager delle multinazionali girano freneticamente per il mondo come polli decapitati”

E sempre la stessa Annamaria dice che la sindrome del pollo appartiene anche a chi governa nazioni e istituzioni.

Cosa abbiamo imparato

Che un pollo senza testa spesso è il nostro capo (potete provare a guardarlo così, io di certo lo farò) che è la posizione di potere in cui si trova a ‘rompere’ la sua empatia.

Infine

Quell’uomo, Sukhvinder Obhi, è convinto che “una persona potente sarà più efficace quando avrà dei comportamenti che hanno esiti positivi per altre persone” e che dunque un uso consapevole del potere è auspicabile. Gli date voi il contatto di Putin e dei cavalieri della NATO?

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1 commento

  1. Leggo sempre i suoi articoli con entusiasmo consapevole di essere travolto da tanto stupore !!

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