Femminismo e Comunicazione: come parlare con potere e autenticità, fatti ispirare da due grandi pensatrici

Cosa ha a che fare il femminismo con la comunicazione? Proveremo a capirlo insieme in questo articolo, affrontando un argomento vastissimo, e che qui tratteremo alla luce del pensiero di Michela Murgia e Victoire Tuaillon. Ma prima di iniziare a leggere, voglio ricordarvi una premessa fondamentale della comunicazione umana: comunicare non è una scelta, non possiamo esimerci dal farlo, poiché: ogni comportamento che adottiamo è comunicazione e ogni parola che usiamo può avere avere effetto sulla realtà. Allora è necessario che tutte e tutti, conoscano quanto il linguaggio possa essere potente e lo usino in modo più consapevole.

Premesse fragili

Ci hanno insegnato la gentilezza come moneta di scambio, la modestia come virtù silente. Ci hanno detto che per essere ascoltate, dovevamo addolcire gli angoli, smussare le ambizioni, quasi scusarci per l’audacia di esistere professionalmente. Ma, come ci ha ricordato con la sua forza dirompente Michela Murgia, ‘La vera audacia è essere fragili davanti al potere.’ E noi, donne che costruiamo, creiamo, innoviamo, non abbiamo bisogno di fingere una forza monolitica, ma di rivendicare la potenza della nostra voce autentica, senza filtri autoimposti. Questo non è un manuale di buone maniere comunicative, ma un invito a smantellare le dinamiche di un linguaggio che troppo spesso ci ha relegate ai margini, un invito a uscire da quelle ‘palle’ di cui parla con lucidità Victoire Tuaillon nel suo saggio illuminante. Prendiamo ispirazione da chi ha fatto della parola un’arma di liberazione e iniziamo a comunicare come la rivoluzione che siamo.

Massime di Grice

Herbert Paul Grice, filosofo del linguaggio, ha formulato quattro massime come principi di cooperazione per garantire conversazioni efficaci e comprensibili, ma prima di descriverle descriverle attraverso il pensiero femminista, ve le descrivo, così come lo studioso le ha formulate:

3 - Stefania Castellano
4 - Stefania Castellano
5 - Stefania Castellano
6 - Stefania Castellano

Massime di conversazione di Grice e Femminismo

La Massima della Qualità: “dire la verità che ci abita, senza paura di scardinare certezze”:

Per Grice era questione di sincerità. Per noi, è un atto politico. Dire la verità significa onorare la nostra esperienza, il nostro sapere, anche quando va controcorrente, anche quando smonta narrazioni consolidate. Come ci ha insegnato Murgia, la verità non è un monolite, ma un coro di voci. La nostra è una voce che ha troppo spesso taciuto o sussurrato. È tempo di alzarla, con la consapevolezza che la nostra prospettiva è fondamentale, non un’aggiunta gentile. Come sottolinea Victoire Tuaillon analizzando le radici del dominio maschile, ‘Il linguaggio è uno strumento di potere, e chi lo detiene plasma la realtà.’ La nostra verità professionale è parte di una realtà che vogliamo plasmare.

La Massima della Quantità: “dare al mondo la misura esatta del nostro valore, senza autocensura”:

Il tempo è prezioso, sia il nostro che quello del nostro pubblico. Grice parlava di dare la giusta quantità di informazioni. Per noi, significa smettere di sminuire i nostri successi, di usare avverbi come ‘solo’ o ‘appena’. Il nostro lavoro ha un peso, un impatto. Non dobbiamo diluirlo per paura di sembrare ‘troppo’. Occupiamo lo spazio che ci spetta con la piena consapevolezza del valore che portiamo. Come ci sprona Victoire Tuaillon, dobbiamo ‘riappropriarci dello spazio, sia fisico che simbolico, che ci è stato negato.’ La misura del nostro valore non è negoziabile al ribasso.

La Massima della Relazione: “parlare al cuore di chi condivide la nostra lotta, creando alleanze di significato”:

La pertinenza per Grice era logica. Per noi è un atto di sorellanza. Connettere il nostro messaggio con le esperienze, le sfide, i desideri di altre donne che stanno lottando per affermarsi. Usare un linguaggio che riconosca le asimmetrie, che non finga un campo di gioco paritario se non lo è. La nostra comunicazione può essere un megafono per altre voci, un modo per costruire ponti e smantellare muri. Come affermava Michela Murgia, ‘Siamo una moltitudine, e in questa moltitudine c’è la forza di cambiare le cose.’ La vera pertinenza è creare un ‘noi’ forte e consapevole.

La Massima del Modo: “esprimere la nostra visione con chiarezza radicale, senza cedere a un linguaggio neutro che ci cancella”:

La chiarezza per Grice era assenza di ambiguità. Per noi è una scelta politica. Rivendicare un linguaggio che non nasconda le dinamiche di potere, che nomini le cose con precisione, anche quando è scomodo. Non cediamo alla tentazione di un linguaggio neutro che finisce per cancellare le specificità delle nostre esperienze. La nostra chiarezza è un atto di resistenza contro un sistema che troppo spesso ci ha rese invisibili. Come ci invita a fare Victoire Tuaillon, dobbiamo ‘decostruire il linguaggio che ci imprigiona e inventarne uno che ci liberi.’ La nostra comunicazione è un atto di affermazione, un passo verso un mondo più equo e audace.

Conclusioni femministe

Care compagne di viaggio, la nostra voce non è un ornamento, è uno strumento di potere, di cambiamento, di rivoluzione. Non chiediamo permesso per usarla, la esercitiamo con la consapevolezza di chi sa di avere qualcosa di fondamentale da dire, ispirate dalle parole illuminanti di Michela Murgia e dall’analisi incisiva di Victoire Tuaillon. ‘Usciamo dalle palle’ di un linguaggio che ci imprigiona e creiamo un nuovo spazio sonoro dove le nostre voci risuonino forti, chiare e indomite. La nostra comunicazione è un atto di affermazione, un passo verso un mondo più equo e audace.

Qual è la parola che hai sempre voluto pronunciare con piena libertà, senza timore del giudizio? Iniziamo insieme a costruire un vocabolario di empowerment, un’eco delle parole di Murgia e Tuaillon. E se senti che è il momento di dare alla tua voce la potenza che merita, contattami per una consulenza gratuita sullo storytelling.

Citazioni e fonti:

La citazione attribuita a Michela Murgia, “La vera audacia è essere fragili davanti al potere,” riflette un tema centrale del suo pensiero, espresso in diverse sue opere e interventi pubblici, in cui esplora la forza che risiede nella vulnerabilità di fronte alle strutture di potere consolidate.

La citazione attribuita a Victoire Tuaillon, “Il linguaggio è uno strumento di potere, e chi lo detiene plasma la realtà,” riassume un concetto chiave espresso nel suo libro “Fuori le palle. Privilegi e trappole della mascolinità” (titolo originale “Les Couilles sur la table”), in cui analizza come il linguaggio sia intriso di dinamiche di genere e come il potere maschile si manifesti anche attraverso il controllo del discorso.

La citazione attribuita a Victoire Tuaillon, “riappropriarci dello spazio, sia fisico che simbolico, che ci è stato negato,” è un’eco del suo pensiero espresso nel contesto dell’analisi delle dinamiche di genere e della necessità per le donne di rivendicare il proprio posto nella società e nel discorso pubblico.

La citazione attribuita a Michela Murgia, “Siamo una moltitudine, e in questa moltitudine c’è la forza di cambiare le cose,” riflette la sua visione della forza collettiva delle donne e della possibilità di trasformazione sociale attraverso l’unione e la condivisione di esperienze. Questo tema è ricorrente nei suoi scritti e nei suoi interventi.

La citazione attribuita a Victoire Tuaillon, “decostruire il linguaggio che ci imprigiona e inventarne uno che ci liberi,” sintetizza l’approccio del suo libro, che mira a smascherare come il linguaggio veicoli stereotipi e pregiudizi di genere e a incoraggiare una sua riappropriazione e trasformazione in chiave di liberazione.