Vuoi fare la copywriter, il creativo? Ecco cosa devi assolutamente sapere

Chi ama la comunicazione, le parole e la creatività ha senz’altro avuto tra le mani il testo ‘bibbia’ di Annamaria Testa La parola immaginata –Teoria e tecnica del lavoro di copywriter- .

Sono anni che rimugino su un capitolo di questo testo, quello in cui l’autrice, che per chi non lo sapesse è considerata uno dei più eccezionali talenti creativi italiani, spiega con elementare chiarezza com’è fatta un’agenzia di comunicazione.

Mi si contrae lo stomaco e emetto respiri colmi di disapprovazione dal mio primo colloquio. Ma andiamo per ordine, per chi volesse intraprendere il mestiere di copywriter ecco la prima cosa che si dovrebbe conoscere, il contesto lavorativo: le agenzie di comunicazione.

Come dovrebbe essere un’agenzia di comunicazione

Secondo il capitolo del testo citato ecco come dovrebbe funzionare la situazione.

In teoria e sicuramente nell’agenzia in cui ha lavorato Annamaria e in altre, che io però personalmente non ho avuto il piacere di leggerne gli annunci di lavoro per copywriter o di farci un colloquio, ci dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere diverse, ma poche figure che lavorano al suo interno.

Ve le spiego usando le parole del manuale (e dunque ve le spiega Annamaria) ma in sintesi:

  • Account (oggi hanno aggiunto anche la parola manager, ormai in voga): è l’uomo che tiene i contatti con il cliente e capisce i suoi problemi. (…) Il suo compito è spesso quello di mediare, e sempre quello di controllare che le proposte creative dell’agenzia siano congruenti con le esigenze del committente e corrispondano alle sue richieste. (…)
  • Stretegic planner: il suo lavoro è preliminare a quello dei creativi. Ciò che produce è una strategia di comunicazione che tenga conto degli obiettivi di marketing del cliente, delle caratteristiche del prodotto, della situazione del mercato, di come si muovono i concorrenti, di come sono i consumatori e di come cambiano. Stabilisce come deve essere, almeno in teoria, la configurazione di una comunicazione efficace. (…)
  • Art director: è il personaggio responsabile di tutto quanto si vede in una campagna pubblicitaria. (…)lavora sempre con un copywriter: ogni campagna nasce infatti dall’incontro di parole e immagini che vengono ideate contemporaneamente. (…)
  • Copywriter (non vi distraete): scrive i titoli e i testi. È l’altra metà della coppia creativa, che lavora nel cosiddetto reparto creativo, il quale viene coordinato da un direttore creativo.(…)
  • Tv-producer e art buyer: sono l’interfaccia tecnica della coppia creativa per quanto riguarda la realizzazione di materiali o stampati.(…)
  • Media-planner (oggi anche social): selezione i mezzi sui quali apparirà la campagna, prenota gli spazi, stabilisce un calendari per le uscite. Il media planner sa sempre qual è il pubblico per ogni mezzo (…)

Il capitolo ovviamente continua e qualcuno di voi starà pensando (lo spero), che si tratta di un testo scritto pre-social e dunque non più attendibile. E invece no. Quei ruoli che vedete su sono delle professioni, separate tra loro, che richiedono specifiche competenze.

Inoltre in agenzie di comunicazione serie questa suddivisione è valida, ma quante di esse lo sono?

In questi ultimi secoli ho letto milioni di annunci, molti su LinkedIn (una rete di lavoro serissima che come fate a fargli pubblicare quelle robe, direbbe l’amica mia con inflessione dialettale) ho fatto diversi colloqui e rullo di tamburi ho assunto io stessa un’agenzia di comunicazione ( un’esperienza che, vista la presenza di incompetenti allo sbaraglio, ha alzato notevolmente la mia autostima semplicemente come essere pensante). Di seguito la mirabolante ed eclettica realtà.

Cosa vuole un’agenzia di comunicazione da te

Adesso mescolo le carte di tutti quei lavori sopra e come per incanto il copywriter deve possedere:

  • capacità grafiche (uso di photoshop o Pampulu pimpulu parimpampum!)
  • redigere un media planner per tutti i canali social e non
  • creare contenuti efficaci
  • essere un content marketing
  • strategic marketing
  • scattare delle buone foto
  • essere account manager (all’occorrenza)
  • saper scrivere in italiano e in inglese (immotivatamente)
  • far cuocere il pollo senza seccarlo troppo
  • essere una social media manager
  • essere un influencer (non guasta mai, anzi se lo siete potete anche diventare scrittori veri!)
  • leggere i dati analyticS su googlE, redigere report ecc.
  • essere come Sheldon di Big Bang Theory ma più socievoli
  • usare la SEO, SEM, SOS
  • essere creativo, sempre informato, essere un pot-pourri
  • avere 3/5 anni di esperienza comprovati in agenzia e qui Pierino si impossessa dei tuoi occhi
  • organizzare la festa di fine anno con il team, fare squadra con te.

E alla fine dell’annuncio la retribuzione non è mai indicata. E spesso l’annuncio è in inglese, altra questione da CSI Miami.

Per chi non l’avesse capito Annamaria ha ragione su come è fatta un’agenzia, è la realtà ad avere assolutamente torto. Non so se questo ecosistema dell’advertisting – marketing e comunicazione- è anch’esso vittima del vizietto all’italiana di “arrangiarsi”, di sprecare talenti, di portare allo stremo un lavoratore, solo perché codesti individui “capi della minnulata” possano risparmiare.

Conclusioni sulle agenzie di comunicazione (non tutte, ma troppe)

Siete dei pidocchi che invadono il tessuto creativo di chi veramente ha il potenziale, la voglia e le capacità di fare il copywriter o il grafico o tutte le altre cose.

Questo articolo non ha lo scopo di scoraggiarvi e neanche di sfogare la mia frustrazione per l’incompetenza delle agenzie o degli annunciatori di lavori (bugia).

Siamo noi che dovremmo fare a voi il colloquio. Aloha.

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